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24 settembre 2012

Il trionfo dell'antipolitica

Una cosa sia chiara: il fiume di danaro pubblico versato alla Regione Lazio in spese a dir poco incongrue non è figlio della politica, come molti vorrebbero farci credere, ma del trionfo assoluto dell’antipolitica. Non c’è più, difatti, una selezione seria delle classi dirigenti, non si lavora più alla formazione di un personale politico preparato, non si valorizza più l’impegno di squadra, l’etica pubblica è passata del tutto in secondo piano, predominano la pura ambizione personale e l’incultura. Le istituzioni sono divenute navi abborracciate su cui sale il corsaro di turno. I partiti hanno perso appeal e credibilità, onde l’assalto alle poltrone di tanti dilettanti ambiziosi e senza scrupoli. La politica così travolta non ha prodotto, peraltro, l’ascesa di una società civile virtuosa, ma la corsa forsennata di tanti avventurieri, demagoghi e comici. Oggi il barcone affonda perché è stracarico di tante braccia strappate all’agricoltura. Ecco.

 

Il rimedio, quindi, non è accelerare la tendenza antipolitica, pensando che gli attuali figuranti siano i veri protagonisti politici. Al contrario. Se la tendenza attuale crescerà e si affermerà in modo definitivo, i casi Regione Lazio saranno uno, cento, mille. Altro che. Solo un illuso potrebbe immaginare che si possano ricreare le condizioni di un discorso pubblico equilibrato, seguendo chi prende a spallate le istituzioni. In questo caso la medicina sarebbe peggiore del male. La Regione Lazio, in fondo, è l’effetto collaterale di una pessima terapia: quella di sostituire affamati e dilettanteschi spiriti animali alla vecchia classe dirigente politica. Una tendenza che nel centrodestra (la destra più antipolitica che conosca) ha sfondato la barriera di guardia e ora si ritorce contro.

 

So bene che a sinistra molti sarebbero tentati di cavalcare la malattia invece di approntare una difficilissima terapia. Ma si sa, non si nasce mai saggi, semmai lo si diventa se si studia. E oggi al massimo si guardano le figure. Per cui la battaglia per il ripristino di condizioni politiche sufficienti a impedire altre feste di cattivo gusto coi maiali o l’estroso acquisto di Suv, non può rivolgersi alla canea antipolitica che ci ha portato sin qui. Ecco perché la lotta sarà lunga e difficile. Ma l’obiettivo è alto:  ripristinare le condizioni della politica senza confonderle con le urla di un comico o con i tanti professionisti dell’anticasta che ci assediano senza pudore. La sinistra ha molto da dire. Il PD ha molto da fare.

 

Nella foto, me ne frego.

 


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permalink | inviato da L_Antonio il 24/9/2012 alle 15:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


1 dicembre 2009

Endorsement

 

È quasi certo, la candidata del centrodestra a Presidente della Regione Lazio sarà la Polverini. Una candidatura forte, con grandi probabilità di vittoria. Dinanzi a questo dato, il centrosinistra ha due scelte possibili. O scegliere un profilo che più si avvicini al segretario UGL, per contrastarla sul suo stesso piano; oppure puntare sull’alternativa, sparigliando il campo. Escluderemmo la candidatura Zingaretti, che sarebbe un’ottima scelta pur tuttavia viziata dallo stesso handicap di Rutelli e Veltroni, ossia l’abbandono anzitempo del proprio ruolo istituzionale. Gli elettori non lo perdonerebbero.

Dinanzi a un candidato forte, a nostra parere, piuttosto che un altro candidato “mimetico”, che corra “al centro” e si ponga sotto il cono d’ombra dell’avversario, sarebbe più azzeccato avanzare una candidatura davvero nuova, davvero alternativa, che divenga una “lepre” e possa cambiare le coordinate del confronto, rinnovare il terreno di competizione, costringendo l’avversaria a rifare i conti e, magari, a inseguire.

Sarebbe il caso anche di lasciare da parte (per una volta) i sondaggi, risperimentando quel “fiuto”, quell’intuito politico che non dovrebbero mai mancare ai “cavalli di razza” della politica. Si tratterebbe di tornare a “costruire” le percentuali invece che “subirle” dai sondaggisti. Una scommessa insomma, ma ponderata e oculata.

Lo stesso accordo con l’UDC, auspicabile, non dovrebbe apparire come un accordo di potere, ma come un vero e proprio asse strategico, una specie di compromesso storico del duemila, una vera alleanza di governo. In mancanza di questo carattere strategico, meglio andare da soli laddove le realtà politiche non consentano di meglio.

Visto che si faranno le primarie, l_antonio in quella circostanza, se dovesse presentarsi EMMA BONINO, la voterebbe di corsa. Il profilo è quello descritto: una donna di grande spessore etico e culturale, popolare, con esperienza persino internazionale, capace di discontinuità (disciamo...) con la fase precedente, in grado di discutere dei grandi temi così come delle tematiche amministrative locali. E poi la Polverini dovrebbe confrontarsi con una candidata che certo la metterebbe in difficoltà e che sposterebbe i termini della competizione, al contrario di quanto accadrebbe se dovesse presentarsi un candidato più “scontato”, prevedibile, meno alternativo.

Corri Emma, corri.

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